Social Housing

SOCIAL HOUSING: COME CONCORRERE AL BENE COMUNE


11-06-2009 – di Antonio Intiglietta, Presidente Ge.Fi.


Questi giorni si è discusso nuovamente sul tema del social housing e sono emerse nell’ambito di EIRE diverse posizioni e contributi da parte delle istituzioni pubbliche, come l’ALER di Milano, che per sua natura opera in questo settore, ma anche dal mondo economico, come per esempio dall’ANCE, che ha espresso le sue valutazioni anche in merito alla legge lombarda in corso di approvazione sul piano casa.
Osservando la realtà ritengo utile riaffermare con forza come il bisogno di abitare sia un bisogno primario che emerge in tutte le città italiane e non solo, in Europa occidentale ma anche nei paesi in via di sviluppo come Cina e India o in paesi emergenti dell’Europa centro orientale. Il tema è prioritario per tutti, lo dimostrano le politiche che la Spagna sta mettendo in atto per l’emergenza abitativa e di come questo sia un bisogno di riqualificazione anche sociale e culturale, come succede in Brasile e negli altri paesi dell’America Latina.
I commenti emersi in questi giorni hanno reso evidente come gli operatori e i politici partono troppo semplicisticamente dal proprio punto di vista, dalle proprie capacità o dalle proprie pur legittime convenienze, rischiando così di ridurre la risposta a questo bisogno alle proprie specifiche professionalità o interessi. Si rischia cioè di non osservare il bisogno per quello che realmente è: avere un’abitazione e la possibilità di costruire una vita dignitosa, individuale o familiare, è una necessità la cui soluzioni ha diverse sfumature: si può decidere di realizzare abitazioni da dare in affitto calmierato in un contesto urbano e sociale che faciliti l’integrazione, oppure mettere in vendita abitazioni a prezzi convenzionati, o tramite le cooperative. Insomma, ci sono più strade proposte, ma è necessario saper guardare il problema in tutti i suoi aspetti per non risultare parziali nella risposta.
Chiarita questa premessa, è necessario capire chi è il soggetto che è in grado di attuare questi tentativi di risposta. Credo che la politica e le istituzioni non possano farlo da sole, così come neanche il settore privato o il solo movimento cooperativo.
In realtà tutti hanno un ruolo e la responsabilità di dare un contributo. Ma come ci ha insegnato l’esperienza di social housing a Salvador di Bahia in Brasile presentata durante EIRE da AVSI (operazione riconosciuta a livello internazionale come emblematico esempio di riqualificazione urbanistica e sociale allo stesso tempo), il primo compito delle istituzioni è quello di agevolare una risposta al bisogno abitativo che viene dal basso. Queste iniziative, in qualsiasi modo e da qualsiasi esperienza sorgano e si sviluppino, devono poter esprimersi trovando le condizioni adatte per farlo, per esempio ottenendo le aree a costi vantaggiosi, se non nulli, e avendo strumenti finanziari agevolati per la costruzione e la realizzazione del progetto.
In questi giorni si ha invece la sensazione che i contributi dati siano ognuno riguardanti il punto di vista di chi li esprime e che scartino a priori la possibilità che possano nascere questo tipo di iniziative dal basso, creando così un clima di soffocamento per quei soggetti sociali in grado di intervenire con i giusti aiuti. Manca in sostanza una posizione sussidiaria, che possa tener conto di tutto, anche per esempio dell’opportunità delle ALER di diventare delle public company, coinvolgendo gli operatori privati attivi sul territorio e valorizzando il proprio patrimonio che necessita una riqualificazione. Così come si possono rivedere le dinamiche di intervento della Cassa Depositi e Presiti e come le istituzioni regionali possano attuare nuove politiche di supporto finanziario. Per esempio ci auguriamo che i nuovi fondi regionali in via di definizione in Lombardia non si trasformino in un imbuto a vantaggio di pochi, ma che sappiano sostenere qualsiasi iniziativa che nasce dal basso.
La politica e le istituzioni devono essere disposte a mettere a disposizioni le aree senza vincoli e condizioni a coloro che hanno proposte concrete e progetti sostenibili di housing sociale. La finanza deve cominciare davvero a dialogare con chi propone questi progetti, valutarne al realizzabilità e sostenerli in modo specifico. Anche il mondo imprenditoriale privato deve invece imparare a mettere a disposizione di questi soggetti sociali know-how, esperienza e tecnologie per ridurre i costi e per raggiungere risultati efficaci.
Non servono più risposte formali, ma fatti concreti così che chiunque abbia la possibilità di operare in questa direzione lo possa fare. Quindi bisogna abbandonare la logica della contrapposizione tra ruoli e responsabilità e iniziare a concorrere per l’obiettivo, avendo coscienza di quali sono le proprie specificità e quali le proprie parzialità. Un atteggiamento che è l’unica via per realizzare davvero il bene comune.

tratto da: www.italiarealestate.it

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